Una riflessione intorno al mondo dei professionisti, inteso in più direzioni: non soltanto chi esercita in maniera autonoma una qualsiasi professione, ma anche tutti quelli che svolgono qualsiasi professione in maniera subordinata.

 

Essere un ottimo professionista è necessario per poter avere clienti soddisfatti e avere garanzie del tuo futuro se operi liberamente; per poter svolgere al meglio il tuo lavoro, ed avere garanzie del tuo futuro, se operi da subordinato.

Insomma, sintetizzando si potrebbe dire che essere un ottimo professionista è un modo per garantirsi un futuro…. 😉

Ma cosa significa essere un ottimo professionista?

 

Sicuramente, la prima cosa che viene in mente è che per essere un ottimo professionista bisogna avere una alta produttività, che viene intesa comunemente come grande impegno e dedizione, ore e ore al lavoro a testa bassa, e così via.

E’ fin troppo ovvio: senza impegno e dedizione, non si ottengono risultati importanti, per cui al primo posto il senso comune mette il “duro lavoro”.

Ma non c’è solo quello, ci sono anche altri aspetti da considerare.

Un professionista non è solo una “persona tutto lavoro”, ma è anche e soprattutto una persona, con una propria mission, i propri valori, le proprie regole, i propri sogni, e solo allineando tutti questi aspetti della persona si può generare anche un ottimo professionista.

 

Ma non voglio parlarti di questo, nello specifico, magari lo farò un’altra volta: se comunque desideri approfondire la tua conoscenza relativamente a questi aspetti, iscriviti alla mia newsletter da QUI: è gratis e senza impegno! 😉

Torniamo invece a vedere nel suo insieme la figura dell’ottimo professionista.

Come dicevo prima, il modo comune di vedere questa figura è quello di instancabile lavoratore a testa bassa, concentrato su ciò che fa, che si concede zero distrazioni, di qualunque natura esse siano.

Ma un modello operativo del genere, nel medio-lungo termine, è realmente efficace?

Per spiegarti questo concetto, userò una storia.

Un giorno in un bosco due taglialegna, amici fra di loro e con la stessa forza, stessa volontà ed uguale ascia, fecero una gara a chi avrebbe tagliato più velocemente due alberi delle stesse dimensioni di tronco.

In pratica, avrebbe vinto il più veloce.

Il primo cominciò a tagliare e prese un buon ritmo: colpo su colpo, si sentiva sicuro che avrebbe vinto la sfida.

Il secondo invece, nonostante colpisse con la stessa forza e con lo stesso ritmo del primo, si concedeva una pausa di 10 minuti ogni mezz’ora.

Vedendo che il secondo si concedeva tantissime pause il primo boscaiolo capì che sarebbe stato lui a vincere.

Con sorpresa invece, alla fine della giornata, nonostante si fosse impegnato a fondo, era arrivato a poco più di metà del tronco, mentre il secondo boscaiolo aveva già finito di tagliare.

A quel punto chiese spiegazioni all’amico: ”Ma come hai fatto a superarmi se ti prendevi una pausa ogni mezz’ora? Eppure io ho lavorato duramente e senza mai fermarmi!”.

E il secondo rispose: ”Amico mio, tu non mi hai visto ma in quei dieci minuti che mi prendevo di pausa, ne approfittavo per affilare la mia ascia!”.

 

Che cosa impari da questo?

Che non basta la volontà e l’impegno per essere efficaci ed efficienti, ma è necessario e fondamentale avere gli strumenti più adatti per fare bene il proprio lavoro.

 

Ma non solo: non si può pensare che, una volta presi gli strumenti giusti, poi essi vadano bene per sempre.

Essi vanno mantenuti sempre efficaci ed efficienti, appunto “affilando la lama”.

Non sto parlando soltanto di oggetti, ma soprattutto delle capacità, delle abilità e delle competenze, che vanno continuamente implementate ed aggiornate.

Si narra che anche Abraham Lincoln abbia pronunciato una volta una frase, con un senso simile alla storia che ho raccontato: “Se avessi a disposizione otto ore per abbattere un albero, ne passerei sei ad affilare l’ascia”.

 

Fermarsi per affilare la lama non è una perdita di tempo.

Se questo è evidente adesso mentre leggi la storia dei due boscaioli, purtroppo non è altrettanto evidente ogniqualvolta che, nella vita di ogni giorno, si parla di fermarsi per riflettere, migliorarsi, formarsi.

 

Spesso nel mio lavoro mi trovo in situazioni dove imprenditori mi espongono i loro problemi, relativi a scarse performance dei propri venditori, o di carenti abilità relazionali e comunicative all’interno dei gruppi di lavoro o, peggio ancora, nei rapporti fra azienda e cliente, cioè il mercato.

In questi casi, qualsiasi training formativo o consulenziale che si va a fare, richiede necessariamente del tempo per essere attuato.

Ma spesso, questo viene visto come una “perdita di tempo”

E quindi, spesso prevale l’atteggiamento del: “Non possiamo fermarci per fare formazione, abbiamo da lavorare!

 

 

Già: peccato che poi il loro “amico taglialegna”, che ogni tanto si ferma per migliorarsi, formarsi ed aggiornarsi, alla fine ottenga maggiori e migliori risultati di loro…

Nel turbinio della quotidianità, l’unica cosa che conta è “fare”: proprio come il modo di vedere comune identifica l’ottimo professionista, il “gran lavoratore”.

Ma se il “fare” non è fatto con cognizione di causa, se non si hanno a disposizione gli strumenti e le abilità adeguati, è solo una grande e inutile fatica che non ci porterà a nulla, se non a perdere ancora più tempo e ad affaticarci ancora di più, riducendo la possibilità di portare a casa dei risultati.

Per questo, è di fondamentale importanza continuare a formarsi, ad aggiornarsi, ad apprendere nuove abilità, aprirsi con interesse alle novità, così da acquisire quel bagaglio di competenze e conoscenze che ci permetta costantemente di “affilare la lama”.

 

In tutto questo, è importante inoltre concedersi del tempo per riflettere su quello che vogliamo sia il nostro futuro, attraverso uno sguardo al passato per imparare dalle nostre esperienze, così da crescere come persone e come professionisti.

Poco fa ti ho detto che essere un ottimo professionista significa non solo essere un instancabile lavoratore, ma avere un equilibrio e leadership personale: è attraverso di essa infatti che si possono ottenere i migliori risultati.

Per acquisire efficienza ed efficacia personale, è necessario un vero e proprio cambio di paradigma, uscendo dagli schemi nei quali siamo stati abituati a crescere ed operare, aprendo la mente al cambiamento.

Nel suo libro “Le Sette Regole per Avere Successo”, Stephen Covey traccia un percorso che termina con l’ultima regola, che appunto lui chiama “Affila la lama”: questo è possibile solo se si sono seguite tutte le regole che la precedono.

Se questo non è stato fatto, finiremo per fare come il primo dei due taglialegna: affileremo una volta la lama e poi finiremo presi nel vortice del lavoro, senza farla diventare una abitudine, finendo per stancarci come prima.

Invece, se prendiamo l’abitudine di “affilare la lama” periodicamente, avremo sempre i nostri strumenti alla massima efficacia ed efficienza.

Prendersi del tempo non vuol dire perdere tempo.

Prenditi il tuo tempo, prima che finisca…

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