Uguaglianza: condizione di cose o persone che siano tra loro uguali, cioè abbiano le stesse qualità, gli stessi attributi.

Differenza: l’esser differente; mancanza di somiglianza o di corrispondenza fra persone o cose che sono diverse tra loro per natura o per qualità e caratteri.

Queste sono le definizioni dei due termini, che puoi trovare su qualsiasi vocabolario.

Ma l’obiettivo non è quello di disquisire sulla questione linguistica, ma quello di capire meglio quali implicazioni ha nella tua vita il ragionare in un modo rispetto che in un altro.

Ragionare per “uguaglianze” significa cercare nei vari aspetti o situazioni che viviamo le corrispondenze, le uguaglianze appunto, rispetto ad altri aspetti o situazioni che già conosciamo.

Una strada che già conosciamo, un luogo dove siamo già stati, un cibo che mangiamo sempre: sono solo alcuni esempi di ricerca di uguaglianza.

Inconsciamente, è una ricerca di sicurezza, di riferimento, verso quelle cose già conosciute, che fanno parte della nostra vita, nel bene e nel male (e fra poco capirai meglio perché ho messo quest’ultima parola: male).

Ragionare per “differenze” invece significa evidenziare quegli aspetti o situazioni del nostro vissuto che sono diversi, si differenziano appunto, da ciò che conosciamo.

L’inconscio umano cerca, in misure più o meno importanti, le differenze: esse servono a creare varietà, novità, nuovi stimoli, nuove opportunità.

E’ più giusto ragionare per uguaglianze oppure è più giusto ragionare per differenze?

 

Non lo so.

Senza intavolare ragionamenti sui massimi sistemi, potremmo riassumere il tutto secondo la massima latina, che dice: “in medio stat virtus”, che a mio avviso rappresenta molto bene il concetto.

In sostanza, quando intravedi qualcosa di diverso, di nuovo, che può offrirti una opportunità, portarti quei cambiamenti che dentro di te desideri, allora vai, prendila, agisci!

Invece, la maggior parte delle volte cosa fai?

Resti inchiodato sulle tue posizioni, perché “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”.

Peccato che dove ti porta la “vecchia via” lo sai molto bene, e te ne lamenti continuamente con tutti…

La gente preferisce rimanere in una condizione di dolore e insoddisfazione, piuttosto che abbracciare un cambiamento o una innovazione.

Non lo dico io, la cosa la puoi trovare ovunque, “sgooglando” un po’: fra venti anni, il cinquanta per cento dei lavori che esistono oggi, non ci saranno più o saranno svolti da macchine.

Persistere, ad ogni livello, a rimanere attaccati a comportamenti e a processi del passato e quando soprattutto sei in una condizione che ti genera dolore e insoddisfazione, è le cosa più assurda che esista: eppure, è il comportamento più frequente.

I social sono pieni di frasi motivazionali ad effetto, ma se vai a vedere chi le scrive, scopri che alla fine sono solo parole che “fanno figo” e mai accompagnate coerentemente da un modello di vita degli autori allineato ad esse.

Così come quando, nel tuo business da titolare di un esercizio commerciale, davanti ad una proposta diversa dalle solite che conosci non riesci a trovare l’uguaglianza con quanto di tuo quotidiano, e decidi di non esaminare l’opportunità.

E preferisci continuare a lamentarti che “..non viene gente…”, “…chi viene non compra…”, “…le proposte delle aziende sono tutte uguali…”, “…non si guadagna…” e via così.

Tre personalissimi consigli per valutare se una proposta nuova va bene per te oppure no:

 

1- Questa proposta è coerente con la mia mission?

In parole povere, è coerente con la tua dichiarazione di intenti, con gli obiettivi che vuoi raggiungere attraverso il lavoro e quello che vuoi dare al tuo mercato?

Anche se ti sembra una colossale ovvietà, ti garantisco che ho visto troppe volte imprenditori fare scelte completamente al difuori della propria mission, che non hanno portato a nulla di buono.

 

2- Questa proposta genera vantaggi nel mio marketing mix?

Spesso si cerca sempre di andare a proporre il prodotto visto e rivisto, ma che “costa meno”, a prescindere, sperando che se ne venda di più.

Ma così facendo, la sola certezza che si ha è la riduzione dei margini di guadagno, se non si generano alti volumi di vendita, che poi genereranno alti costi di gestione.

Un corretto bilanciamento delle famose “4 P” non si ottiene esclusivamente con la caccia al basso prezzo.

 

3- Questa proposta mi offre nuove opportunità?

Sembra una domanda sciocca: chi non coglierebbe delle nuove opportunità?

Eppure non è così: moltissime volte, per un mix fatto di pregiudizio/abitudine/pigrizia, ma soprattutto paura, la gente decide di rimanere dove si trova.

La paura di non ottenere risultati, o la paura di un successo che poi diventi incontrollabile.

 

Se dopo che ti sei risposto “si” alle prime due domande, ti stai rispondendo “si” anche a quest’ultima, abbandona la paura e sali sul treno della nuova opportunità!

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